Les Russes du Kazakhstan – Identités nationales et nouveaux États dans l’espace post-sovietique

Marlène Laruelle, Sébastien Peyrouse
Paris: IFEAC-Maisonneuve & Larose, 2004.

Da «fratello maggiore» a minoranza diasporica: i russi, un terzo della popolazione del Kazakhstan, abituati a sentirsi a casa nella più grande «patria sovietica», nel 1991 si sono trasformati in «minoranza nazionale» dello stato indipendente kazaco. Negli anni novanta, la disastrosa situazione economica e l’incerta stabilità politica del regime di Nazarbaev hanno ingigantito un’emigrazione russa (insieme a quella di ucraini e tedeschi sovietici) che in realtà era iniziata già negli anni settanta. Un milione e mezzo di russi è partito, ma quattro e mezzo rimangono, concentrati nel nord del paese (circostanza con importanti risvolti geopolitici) e nelle città (fattore importante culturalmente e politicamente). I due autori hanno percorso il Kazakhstan per anni intervistando pressoché tutti i leader delle organizzazioni politiche e/o culturali che aspirano a rappresentare gli interessi dei russi, e raccogliendo una messe di pubblicazioni periodiche e non. Il libro, che sconta l’assenza di vere ricerche sociologiche nel paese che forniscano dati seri su cui ragionare, costruisce i ogni caso una delle più chiare e informate esposizioni dell’evoluzione politica del Kazakhstan post-sovietico, con al centro la questione identitaria nei suoi vari aspetti: giuridico (il problema della cittadinanza), politico (la parabola del multipartitismo in Kazakhstan, la reinvenzione dell’identità cosacca), culturale (le memorie divise e le storiografie contrapposte). Un lavoro il cui interesse va al di là della «questione russa» del Kazakhstan, e che fornisce numerosi spunti di riflessione sulle peculiarità del rapporto tra sistema politico e strategie identitarie nel passato sovietico e nel presente post-sovietico.

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