La rivoluzione capovolta – L’Asia centrale tra il crollo dell’impero zarista e la formazione dell’Urss

Marco Buttino
L’Ancora del Mediterraneo, Napoli, 2003.

Il libro affronta gli anni 1916-1920, periodo cruciale per la storia dell’Asia Centrale contemporanea, tra la grande rivolta dei centroasiatici e la riconquista della regione da parte dell’Armata Rossa (ma i primi capitoli tracciano un quadro della politica coloniale zarista tra la conquista e lo scoppio della prima guerra mondiale). L’autore si concentra su tre casi: Taškent, la capitale coloniale, il principale teatro della politica democratica dopo il febbraio 1917 e del «capovolgimento» neocoloniale della rivoluzione; la piana del Fergana, cuore demografico ed economico dell’Asia Centrale, dove più forte fu il movimento di guerriglia anticoloniale (basmacestvo); il Semirec’e, la regione al confine con la Cina abitata dai nomadi kirghisi e kazachi dove maggiore era stata l’immigrazione di contadini slavi. L’opera apre nuovi scenari alla comprensione di aspetti fondamentali della transizione post-zarista in Asia Centrale: la mobilitazione politica in Turkestan tra le speranze del 1917 e la violenza degli anni successivi, il rapporto tra le dinamiche dei poteri sul territorio e l’avanzare della carestia (diffusasi nello stesso 1917), il conflitto tra pastori nomadi e contadini slavi a partire dalla rivolta del 1916, il basmacestvo in Fergana e il ruolo politico dei «comunisti musulmani». La guerra civile in Turkestan è letta attraverso le logiche della micropolitica del conflitto (tra violenti combattimenti e instabili alleanze) di gruppi di «uomini in armi» in lotta per il controllo delle risorse in assenza di autorità statale, nel contesto di profondissima crisi economica e carestia. Il risultato è un’attenta analisi, basata su pluriennali ricerche in archivi russi e uzbechi, della guerra civile come intreccio di conflitti locali nei quali le affiliazioni identitarie e ideologiche giocarono un ruolo marginale. Una ricostruzione ineludibile non solo per ogni studio futuro dell’Asia Centrale novecentesca, ma anche della guerra civile nell’ex-impero zarista. La ricerca si presta infatti ad essere letta come un esame ravvicinato su scala regionale dell’intera crisi rivoluzionaria panrussa, esame non privo di lezioni interpretative sulla dinamica complessiva del passaggio epocale dall’Impero zarista all’Unione Sovietica. L’analisi di queste dinamiche offre inoltre utili suggestioni comparative a chiunque si occupi, in generale, di conflitti nei territori «senza stato» di altre zone del mondo.

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